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Fermomia: Il primo portale web della città di Fermo, del fermano e dei fermani D.o.c.  -   A cura di Piero Evandri
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Comprensorio di Fermo

pedaso_paPedaso

Origine del nome di Pedaso.
Nessun trattato né alcuna notizia attendibile c'è sulla origine di Pedaso. Si risale un pò verso la notte dei tempi e ci si ferma su quanto scrive lo Storiografo Speranza. Egli dice che circa il 1200 a.C. gli Umbri con l'aiuto degli Etruschi invadono il vasto territorio, che secoli dopo prenderà il nome di Piceno. Prosegue dando la notizia importantissima, che gli umbri, in amicizia con gli etruschi, si siano stanziati nella zona compresa tra due fiumi: l'Aso e il Tesino, dandole il nome di "Novana". Su questa terra ci fu una massima concentrazioni di popolo (in quanto vi si trovava il tempio eretto in onore alla dea Cupra la Dea Bona verso la quale forte era il culto e la venerazione), e anche di soldati per la conquista di Ascoli in mano ai Pelasgi, che l'avevano fondata. Poichè gli Umbri per favorire i commerci per via marittima e fluviale con gli altri popoli, cercavano di costruire piccoli porti per l'attracco dei navigli, specie nelle vicinanze della foce dei fiumi ritenuti navigabili, è probabile che abbiano favorito l'ingrandimento di piccole colonie, su palafitte, di gente di mare, dedita alla pesca, come quelle in vicinanze alla foce dell'Aso, preesistente. L'avranno arricchita di abitazioni più congeniali ad una costa paludosa; avranno costruito magazzeni capaci di contenere le derrate alimentari e i prodotti di scambio. La gente cresciuta di numero nella contrada si trasforma in una comunità, tale da essere notata dai Romani, che invasero il Piceno seguendo due direzioni, quella dell'Aso e quella del Tesino. I Romani definiscono questa gente: "gens in pede Asi", che i limitrofi chiamarono Pedeasi e il luogo dai romani prese il nome di "Pedasus". Il fatto che su una cartina del 1700 esista il nome di "Pedasus" e in un'altra del 1500 "Castel Pedasso", ci fa ritenere che non si è più nella leggenda, ma nella storia, anche se del castello oggi non c'è più alcuna traccia, perchè durante il 1700 franò parte in mare e parte nella cupa sottostante. Oggi si assiste ad un paese che contiene due borghi, il vecchio e il nuovo, entrambi in espansione con la popolazione in crescita.

Picenum Vetus.
Le antiche Cartiere di Ascoli Piceno verso il 1700 emettono una importante cartina topografica, riproducente la vastità del territorio denomimato "Picenum Vetus", il Piceno come era dopo la totale conquista da parte dei Romani, ai tempi di Ottaviano Augusto, primo imperatore di Roma e al massimo della sua espansione. Infatti al nord raggiungeva l'odierna Rimini e al sud l'odierna Pescara. I Romani, per meglio governarlo, avevano suddiviso il Piceno in "Ager", a capo di ognuno c'era un console. Tutta la via, che si snodava lungo la costa adriatica era detta "Consolare". Questa via, dopo la traslazione della Santa Casa di Nazareth a Loreto, circa il 1290 d.C., prese il nome di "Lauretana".

Cenni storici.
La città di Fermo, nel corso della sua lunga storia, ha avuto autorità su molti "CASTELLI" che costituivano parte del suo territorio. Essi sorgevano su alture naturalmente fortificate ed erano protetti da valide mura munite di torri merlate che servivano di difesa e vedetta. Erano uniti tra loro da strade di terra battuta, spesso rassodate da sassi che, col tempo, frantumati dalle ruote dei veicoli allora in uso, pruducevano polvere e buche. Il "Castello di Pedaso" faceva, appunto, parte del territorio della città di Fermo. Sorgeva su un'altura la cui base era raggiunta dalle onde del mare che la battevano con la violenza caratteristica dell' "Adriatico". L'abitato del Castello si estendeva dalla zona chiamata "La Copa" fino all'attuale semaforo e fronteggiava il mare e, verso l'interno, per un centinaio di metri sopra "La Cupa": una profonda spaccatura del monte Serrone entro il quale penetrava per qualche centinaio di metri. L'altura che era di natura franosa, non resistette alla forza del mare e chiesa e gran parte delle case, purtroppo con la gente che le abitava, precipitarono in esso e l'acqua azzurra ricoprì pietosamente l'accaduto allo sguardo dei rimasti. Si tratto, evidentemente, di una frana improvvisa e imponente e i resti, che ancora oggi si scorgono affioranti sulle acque o in esse sommersi, ne sono la chiara testimonianza.
Passarono molti anni prima che la gente rimasta si ricostruisse in "Castello" e riaquistasse la primitiva importanza. Le frane, sia pure in entità minore, continuarono specialmente dalla parte de "la Cupa". Dopo più di un secolo il mare cominciò a ritirarsi lasciando un' ampia distesa di terreno pianeggiante, sul quale gli abitanti del "Castello" cominciarono a pensare di costruire nuove case e di abbandonare il monte che diventava sempre più insicuro. La grande frana può, come epoca collocarsi tra il principio e la fine del 1600. I pochi abitanti superstiti si strinsero alla "Torre del Castello" come unico baluardo di unione, di difesa e di forza; essa rimase intatta e salda per lungo tempo sullo sperone sassoso prospiciente sul mare.

La vita dei pedasini nel castello sul monte nel 1700.
I Pedasini vivono all'ombra del gonfalone, emblema del Castello, dediti al lavoro della propria terra, sistemata a "terrazze" definendosi "terrazzani", lavorano anche la terra di altri e traggono da essa ogni sostentamento. Hanno una guardia sulla torre, in vedetta sempre, cui è affidato il compito di dare l'allarme, suonando a martello la campana, ad ogni pericolo imminente. C'è un lavoro particolare da fare nel Castello, cui contribuisce buona parte della gente: nella collina si scavano profonde grotte, dove trovano rifugio e sicurezza la gente e gli animali, appena ci sono dei pericoli in vista. Quando il mare è calmo e la notte è rischiarata dalla luna, cresce l'incubo delle scorrerie dei "Corsari". Questi predatori abitano negli isolotti della costa dalmata e scorrazzano sul mare con le loro barche agili e veloci, seminando terrore fra la gente della costa picena: ecco perchè allora si sceglievano le alture per gli insediamenti umani. La campana, suonava a martello dalla guardia della torre, fa correre tutti al riparo nelle grotte. C'è chi pensa ai bambini, alle donne e ai vecchi; c'è chi mette in salvo il tesoro della Chiesa; chi nasconde il bestiame, mentre la squadra di difesa si apposta per combattere "i Corsari" e rigettarli in mare.

Fine di un castello inizio di un comune.
Il mare, che per un lungo corso di anni, ha battuto ai piedi della collina, inizia un movimento di retrocessione e ritirandosi, lascia una striscia di costa pianeggiante piena di sassi e sabbia. A questa nuova terra, che di anno, in anno, si allunga e si allarga, i castellani mettono attenzione. Ai loro occhi questo luogo appare, come una sede sicura, dove poter costruire le loro case e liberarsi per sempre dai timori e dalle angosce di continue frane e smottamenti. Si riuniscono "i massari" e fanno richiesta di essere autorizzati a ricostruire le case sul terreno lasciato dal mare. Il permesso è in breve accordato. I pedasini del monte iniziano a costruire le case in marina. Esse sorgono su due file, sottostanti e parallele alla via, detta "lauretana" per i numerosi pellegrini che la percorrono, a piedi e in continua preghiera, per raggiungere la Santa Casa a Loreto. Si adoperano in gran parte i materiali delle case franate e si cerca di fare il tutto nella più stretta economia. vengono ricostruite numerose case, la chiesa e il Palazzo Municipale.

Alla Chiesa si da la forma "greca" e le si erge a lato un piccolo campanile, che regge due campane di diversa grandezza e suono. Internamente è ben rifinita con stuccature dorate ed artistiche tinteggiature. Ci sono due altari laterali, uno dedicato alla Madonna Addolorata e, l'altro, alla Madonna Assunta in Cielo. L'altare maggiore è circondato da un bel coro in legno, su cui siedono le Confraternite. Dall'arcata, che sovrasta l'altare maggiore, pendono tre bellissimi candelieri di cristallo a goccia. La nuova Chiesa dedicata alla Madonna Addolorata ha come comprotettore San Pietro, che, quale pescatore, appare particolarmente idoneo allaprotezione dei nuovi abitanti della marina, che diventano naturalmente, pescatori. Il Palazzo Comunale, oltre al pian terreno, ha anche un piano sovrastante, che regge una torretta , che, pur non essendo alta e imponente come quella del castello, corona ed abbellisce tutta la costruzione. Essa è dotata di un artistico orologio munito di due campane che scandiscono le ore e i quarti ed emettono un suono a festa. Durante il corso degli anni nel piano terra sono via via sistemati i vari servizi pubblici. Una grande festa, religiosa e civile, innaugura il nuovo abitato marino: in chiesa, durante la funzione religiosa, cantano, accompagnati dal suono del nuovo organo "a corda", i "coristi castellani". Per le vie del nuovo abitato passa la banda musicale, formata da "musicanti" pedasini: i pochi abitanti ancora rimasti sul monte scendono per partecipare ai festeggiamenti e, a sera, risalgono sul monte, con malinconia, per il vivo desiderio di aver anch'essi una abitazione nella pianura e di abbandonare per sempre il monte infido.

E' l'alba del nuovo secolo, il 1800, vede Pedaso arricchirsi di nuove file di case, quasi tutte parallele alle due prime e di altre vie. Una fila di case sorge anche a monte, sotto la chiesa. Il vantaggio di queste, a ridosso del terreno, è quello di avere delle grotte più o meno profonde, dove vengono tenute in fresco il vino e cibarie: sono in quell'epoca i frigoriferi di oggi. Il Palazzo Comunale viene chiamato Comune. In esso si conservano i vecchi gonfaloni del Castello sul monte che ormai è un ricordo per tutti. Il susseguirsi degli eventi storici fa si che anche la grande festa del Palio di mezzagosto, a Fermo, non venga più celebrata. Avvenimenti importanti allargano gli orizzonti. I castelli finiscono e con essi anche i piccoli Stati. Dopo lunghe guerre e lotte sorge lo Stato d'Italia, che li riunisce sotto il tricolore e abbatte i confini interni, affratellando tutti.

La vita dei pedasini nel Comune sulla marina.
Finito il lavoro di ricostruzione del paese sulla marina, una parte della gente pedasina, i cosiddetti "terrazzani", riprendono la loro attività agricola. Si mettono a liberare dalle acque le terre paludose lasciate dal mare e quelle in prossimità della foce dell'Aso. Lunga e faticosa è l'opera di bonifica e di recupero; però riescono nell'intento di procurarsi nuove terre su cui trasferire le loro esperienze di ortolani e di agricoltori. Una parte della gente vede nel mare, anche se ancora infestato dai corsari, una nuova fonte di lavoro e di guadagno. Si danno alla pesca e diventano pescatori. Certo, non si prospetta loro una vita tranquilla. I corsari e le tempeste marine sono mostri che fanno paura. In un tratto di marina di fronte a "la Cupa" allestiscono un piccolo cantiere, dove costruiscono barche, nasse, reti, panieri con canne intrecciate. Tingono in un calderone, pieno di acqua rossastra e sempre bollente, le reti di corda per renderle resistenti alla salsedine. Sciolgono la pece in secchi di rame e la versano bollente sulle carene delle barche per evitare la penetrazione dell'acqua marina. Costruiscono anche barche munite di vela, dette "lancette". Queste prendono velocemente il largo per fare una pesca abbondante.

Li Varcarozzi.
Verso i primi decenni dell'800 un gruppo di audaci pedasini si dà al commercio via mare e via terra. Realizzano un loro sogno di grandezza: si muniscono di grandi barche fornite di remi e di due alberi per le vele. la carena di questi barconi è molto larga e fonda e, soprattutto coperta, cosi da poterla riempire di merce. Questi barconi, che vengono chiamati "li varcarozzi", nel giro di pochi anni, sono pronti per salpare con i loro comandanti (i proprietari) e i loro marinai (gli aiutanti). Il mio bisavolo, Giuseppe De Angelis, padre di nonna Maria, è proprietario di un barcone. E' giovane ed è pieno di entusiasmo. Parte dalla nostra spiaggia e veleggia verso la sponda opposta. E' incurante dei pericoli cui va incontro, sfida il mare e gli isolotti dalmati, rifugio dei "Corsari". Il suo "varcarozzo" è pieno di cereali e di panno tessuto, che egli va a vendere alla popolazione della Dalmazia, che di questa merce ha bisogno. Il viaggio di ritorno non è a vuoto, perchè egli riempie la stiva di lana, di prodotti caseari e di legname da costruzione, richiestissimo in quell'epoca. Questo scambio di merci fra le due popolazioni delle sponde opposte dura per anni essendo di grande utilità per entrambre. "Nonno JSE'" (così sarà chiamato dal lungo stuolo di nipoti) diventa in breve un commerciante noto ed importante. Ha soprattutto una gran dose di ottimismo e di coraggio, che lo fa andare incontro ai "corsari" sul mare e ai "briganti" sui passi dell'Appennino. A questi deve ogni volta pagare il pedaggio a suon di scudi d'oro e c'è sempre il pericolo di rischiare la vita. Ci sono stati " i corsari" ci sono state le frane e tante altre vicende dolorose, ma i nostri padri hanno saputo sopportare e superare ogni ostacolo con la pazienza e la serenità proprie della gente semplice e laboriosa e, sopratutto, fiduciosa nell'assistenza divina. Spero di aver fatto cosa gradita ai miei compaesani.

Da vedere e visitare

Oggi del passato più remoto del paese di Pedaso non sono rimaste tracce significative. Il paese tuttavia affonda le proprie radici fino al periodo romano, come testimoniano alcuni ritrovamenti archeologici e possedeva anche un castello, posizionato in prossimità della costa, che è stato completamente distrutto da eventi geologici.
Nonstante ciò va detto che il paese attuale, di origini prettamente marinare, offre la possibilità di visitare la chiesa neogotica di Santa Maria e San Pietro Apostolo, terminata nel 1920. Inoltre è visitabile uno splendido faro, costruito nel 1877, distrutto per mano tedesca durante il secondo conflitto mondiale e ricostruito successivamente. E' attualmente funzionante ed in perfetto stato di conservazione. Viene utilizzato anche come cornice e sfondo per diverse manifestazioni ed intrattenimenti di carattere sociale e culturale.
Vanno menzionati inoltre, il piccolo vecchio borgo paesano ed il palazzo dell'ex comune, con torre ed orologio, situato nel centro storico di Pedaso.
Il territorio è interessante sotto il profilo geologico poichè unisce spazi di macchia mediterranea a piccole spiagge, uniche nel territorio piceno-fermano, intervallate da scogli naturali sparsi in vari punti della costa. Qui la flora e la fauna marina trovano un luogo ideale per il loro sviluppo e ripopolamento.
Pedaso può essere definito senza alcun ombra di dubbio, un piccolo ma grande paese, ricco di tradizioni semplici, genuine ed ancora votato al rispetto di una vita ordinata da vecchi ricordi e tanta ospitalità. Il turista è invitato a scoprire questo piccolo angolo fermano dove si può ancora vivere a misura d'uomo.

Archivio storico del comune di Pedaso

Il Faro
Costruito nel 1877, ed ancora oggi funzionante, in estate è visitabile ed è sede di suggestivi concerti.
*Leggi la scheda sul Faro in Approfondimenti - Palazzi Storici.

Osservatorio Astronomico
Sul Monte Serrone è stato costruito un osservatorio astronomico dotato di un potente strumento di osservazione.

Ex Sede Comunale con la Torre dell'Orologio
Situato nel centro storico del paese.

Villa Vinci
L'architettura della villa è in stile cinquecentesco.

Chiesa di Santa Maria e San Pietro
Neogotica, a tre navate con impianto a croce latina, fu costruita tra il 1898 e il 1920. Conserva al suo interno una Sacra Famiglia, della scuola del Maratta.

Chiesa di San Trifone
Chiesa di origine medioevale la cui datazione è incerta. Riaperta nell'anno 2007.

Santuario della Madonna dell'Addolorata

PERSONAGGI ILLUSTRI

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MANIFESTAZIONI

Sagra nazionale delle cozze (e spaghetti alla marinara) - 12 13 14 15 Agosto
Festa del Corpus Domini - Giugno - Durante la festa del Corpus Domini viene premiata la via meglio addobbata.
Festa e Fiera di San Pietro - 29 e 30 Giugno
Pedaso Jazz - Luglio
Mostra degli artisti contemporanei - Luglio & Agostro
Rassegna Teatrale e di Cabaret
Rappresentazioni dialettali - centro storico - 16 Agosto
Manifestazioni di Gastronomia locale - Visiona le ricette di Andreina Maria Mascaretti
Caccia al tesoro

*Si fa presente che le date di ogni evento per motivi di carattere organizzativo potrebbero variare anno per anno.
Siete quindi invitati a rivolgervi all'ufficio turismo o visitare il sito ufficiale del comune di Pedaso

TIPICITA'

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Si ringrazia l'amministrazione comunale di Pedaso per l'apporto fornito alla realizzazione delle pagine.
© Copyright Foto e testi www.FermoMia.it - All rights reserved
© Copyright Testi e foto storiche autorizzate dall'archivio privato della signora Andreina Maria Mascaretti.

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