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Tornò a Sant’Elpidio a Mare ma fu scacciato anche dalla sua città e da allora condusse una vita da vagabondo, in giro per l’Italia, guadagnandosi da vivere come scrivano, con le elemosine o componendo le rime per strada. Il suo genio per la poesia non lo salvò, nonostante sin da ragazzo fossero emerse queste sue doti ed egli fosse ricercato in tutti i salotti bene della città. Passò da un manicomio all’altro, continuando a scrivere ed attirando l’attenzione del mondo della cultura. Vide pubblicati i suoi versi sulle maggiori testate nazionali e raggiunse il massimo della sua notorietà dopo l’incontro con il famoso psichiatra criminale Cesare Lombroso, che nel suo libro” Genio e follia” lo descrisse come un “bellissimo esempio di genio squilibrato, un vero genio da manicomio”. Scrisse centinaia di sonetti ed una commovente e dura biografia intitolata “Il libro di un pazzo”.
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Giavanni Antonelli nacque a Sant’Elpidio a Mare nel 1851 da una famiglia benestante (il padre era avvocato), ma visse tutta la vita come un emarginato, un pazzo, un uomo considerato ovunque come contro la moralità, la chiesa e i potenti.







