
Presso l'abbazia di San Bartolomeo è possibile ammirare la Sala degli Stemmi, detta anche "sala maggiore" del palazzo abbaziale, interamente affrescata, quasi avvolta da un drappo rosso. Sul soffitto sono presenti dei piccoli tondi che raffigurano squarci di paese risalenti all'inizio del secolo scorso, mentre sulle pareti sono dipinti gli stemmi degli abati commendatari a partire dal 1564. Sempre presso l'abbazia sono situati i due piccoli tesori del nostro paese, ovvero i Musei Parrocchiali. Il primo è il museo archeologico liturgico che si trova nel locale adiacente la sagrestia e contiene paramenti ed apparati liturgici risalenti ai secoli XVI-XIX, donati agli abati commendatari e dai fedeli. Un'altra sezione è dedicata ai reperti appartenuti ai Piceni nei sec. VIII-IV a.C., Rinvenuti nelle zone limitrofe a Campofilone. Sono presenti anche dei resti del periodo romano attinenti a ville disseminate nel territorio. Quest'ultima sezione del museo termina nel piccolo chiostro dell'abbazia, dove si può ammirare una cisterna romana utilizzata dai monaci benedettini e dagli abati fino ad oggi.
Il secondo è il museo malacologico-etmologico e vi si accede dalla porta posta all'angolo nord orientale della chiesa; tale museo è intitolato alla signorina Ciarrocchi Maria Giuseppina, eclettica campofilonese, che ha donato alla chiesa le sue private collezioni di oggetti, oggi visibili, appunto presso il suddetto museo. Sono presenti: una meravigliosa e colorata collezione di conchiglie, coralli e spugne di diverse specie e famiglie, provenienti dai mari caldi di tutto il mondo, una collezione di insetti asiatici e di variopinte farfalle, una collezione di conchiglie fossili, del periodo quaternario e dei primi periodi del terziario, ed infine una piccola collezione di minerali. Inoltre è possibile ammirare alcuni lavori in argilla, dei quadri ed un curioso vestito da sposa del tardo '700, appartenuto ad una trisavola della Ciarrocchi. Nella stessa stanza si trova l'entrata per accedere alla vecchia torre campanaria dell'XI sec. edificata contemporaneamente all'abbazia benedettina; di tale torre è visibile oggi solo una parte in quanto troncata a causa di pericolosi crolli. Vi si notano molteplici pietre squadrate e scalpellinate. Sempre nel lato nord orientale della chiesa di San Bartolomeo si trova l'oratorio o chiesina dell'Arciconfraternita della Pietà, fondata il 5 ottobre 1715 da alcuni confratelli campofilonesi, che si sono aggregati alla "Confraternita dei fiorentini" di Roma. Un tempo avevano soprattutto il compito di assistere i poveri e i condannati a morte; oggi cooperano efficacemente alla rievocazione drammatica della morte di Cristo il Venerdì Santo. Attualmente Campofilone conserva, oltre ai tratti di mura merlate, un Torrione poligonale nell' "Orto Abbaziale" che serviva a difendersi dai nemici, soprattutto i Saraceni, che aggredivano prevalentemente la costa adriatica. Merli a coda di rondine e arco a sesto acuto sono le caratteristiche del torrione; una botola sotto l'arco, dotata di scala, permette l'accesso alle merlature. Le mura castellane antiche conferiscono una forma ellittica al castello e comprendono oltre i torrioni poligonali a est e a ovest, anche due porte, una a nord e l'altra a sud.
La prima è Porta da Bora, situata a nord, mentre Porta da Sole era L'ingresso principale del castello, oggi purtroppo demolita. All'interno delle mura castellane è la piazza principale del paese intitolata Piazza Umberto I, nel cui centro si innalza una bella fontana, caratterizzata da una figura femminile con in mano un'oca che sembra spiccare il volo. Alla parete meridionale dell'attuale edificio comunale, è murato un grosso tratto di pavimento romano in opus spicatum. A sud-ovest della piazza, si trova il vicolo degli orti, che è un sottopasso in stile medioevale, caratterizzato da un soffitto in cui si alternano volte a botte e volte a crociera. Il vicolo apparteneva ad una sorta di labirinto di stradine zigzaganti, in parte coperte con accorgimenti difensivi, feritoie e trappole di vicoli chiusi che rapidamente collegavano e collegano la piazza, l'abbazia e Porta da Sole. Per finire, sempre all'interno delle mura, si trova il Teatro che viene costruito negli anni '20; nel 1939 l'immobile passa tra le proprietà del "Partito nazionale fascista", che lo occupa fino al 1943, quando viene trasformato in ritrovo per sfollati, arrecando notevoli danni all' opera. Attualmente di proprietà del Comune è stato recentemente ristrutturato. Nel corso dell'anno la stagione teatrale offre proposte che variano dalle commedie, al teatro per ragazzi, alle commedie dialettali, ai concerti di musica classica e leggera. All'esterno delle mura si trova la chiesa di San Patrizio, edificata sul finire del XIX sec.; nel XVI sec. essa era costruita dalla parte opposta dell'attuale strada. Da sempre è chiamata "chiesa del popolo" perchè tutti i campofilonesi contribuirono alla sua costruzione, in particolare il sig. Aristide Bernardini, che fece dono delle campane nel 1926. All'interno della chiesa si può ammirare una pala d'altare del XVIII sec., recentemente restaurata. E' caratterizzata da un olio su tela raffigurante la Madonna con Bambino, San Bartolomeo, patrono di Campofilone, San Patrizio, comprotettore di Campofilone, e San Giuseppe con paesaggio sullo sfondo. Inoltre in questo edificio di culto vi sono affreschi del Fontana, finti tendaggi e marmi dell'allievo Achilli. Si trova fuori dal paese, in località Santa Maria, l'omonima Chiesa Santa Maria che nel 1573 risulta essere a servizio del piccolo monastero benedettino adiacente e alle dipendenze della più importante abbazia di San Bartolomeo. Ubicata poco distante dal paese è una struttura muraria a pietra quadrata e a forma di torre, d'incerta origine, utilizzata sicuramente come ritrovo di caccia nel XVI sec., detta comunemente La Castagna. L'edificio è sviluppato su tre piani e la terrazza è simile ad una torretta; ha una strana merlatura di gusto orientale e sopra sono appoggiati degli oggetti tondi, simili a castagne, da cui deriva il nome dell'edificio. Simili alla struttura "La Castagna", ma più antiche, sono le Palombare, che vengono costruite nel XV sec., quando nascono i primi nuclei di contadini che si riuniscono in un'unica grande abitazione, detta palombara. Nel territorio di Campofilone se ne trovano tre: in zona Montecamauro, in zona Marina, e in zona "contrada Aso". Esse sono in genere realizzate su tre piani: il primo adibito al ricovero degli attrezzi e del bestiame, il secondo a residenza diurna, e l'ultimo a colombaia o anche detta "palombella". Situata in contrada Valmirana, a sud-est di Campofilone, troviamo la Cisterna romana, strutturata in due camere intercomunicanti, che ha pianta rettangolare ed altezza di circa 4 m. Il soffitto è costituito con volte a botte, mentre all'esterno il tetto è piatto e tutta la struttura è costituita da un impasto di calce, pozzolana e pietrame.
Testi
Don Vincenzo Galiè & Francesca Tesei